Tutto quello che avreste voluto sentire di Steve Ray Vaughan e non avete mai osato chiedere. A oltre dieci anni dalla sua drammatica scomparsa in un incidente con l'elicottero, al termine di un suo show, Stevie Ray Vaughan ha visto la sua fama estendersi con la forza di un tornado.
Questo cofanetto di quattro dischi restituisce la giusta credibilità a un artista straordinario che ha segnato in modo indelebile il southern rock americano al confine tra sonorità blues e rock and roll.
"SRV" contiene 54 canzoni, molte delle quali famose e affermate e altre vecchie e un po' impolverate che ci ritornano scintillanti in tutto il loro splendore. Tra le gemme impedibili del disco anche un vecchio singolo del 1977 di Thunderbird by Paul Ray & The Cobras quanto Steve Ray, allora 23enne lasciava già intravedere sprazzi di classe straordinaria.
Nel disco anche alcuni frammenti del suo ultimo show registrato appena 24 ore prima di una morte che ha lasciato un vuoto incolmabile nella scena rock americana.
Stevie Ray Vaughan
RISTAMPA DISCOGRAFIA DI STUDIO
Epic
a cura di RockOl
Stevie Ray Vaughan è stato l'ultimo dei grandi chitarristi, la voce finale di un albero genealogico che comprende Jimi Hendrix, Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page e se il destino non avesse messo la parola fine sulla sua esistenza, il 26 agosto 1990 (aveva soltanto trentacinque anni) oggi sarebbe ancora il chitarrista per eccellenza. La sua scomparsa, come spesso succede, l'ha trasformato in uno dei miti del rock'n'roll e il diluvio di incisioni che l'hanno seguita testimoniano un interesse destinato a protrarsi nel tempo. Tra antologie (compresa la recente Real Deal), dischi dal vivo e un cofanetto più volte annunciato sono giunte, quasi a sorpresa, le ristampe dei suoi quattro album in studio. Rimasterizzati e adeguatamente rimpinzati di outtakes, “Texas flood”, “Couldn't stand the weather”, “Soul to soul”, “In step” costituiscono i cardini fondamentali della carriera di Stevie Ray Vaughan anche se, come è noto, era la dimensione live quella che gli rendeva onore. La pietra di paragone resta sempre “Texas flood”, anno di grazia 1983: le chitarre sembravano scomparse dalla faccia della terra e questo texano dal sorriso schietto arriva con la forza di un tornado sventagliando blues e nomi come Albert King, Freddie King, Lonnie Mack e Michael Bloomfield. La storia della chitarra nel rock'n'roll. Un album di blues elettrico, torrido e vibrante resto tale anche dai Double Trouble, ovvero la sua fidata band. Con “Couldn't stand the weather”, esattamente un anno dopo, Stevie Ray Vaughan manifestò la propria attitudine hendrixiana con una favolosa versione di “Voodoo Chile” e lo spassoso videoclip di “Cold shot” lo rese famoso in tutto il mondo. Tra le cinque bonus tracks della ristampa spicca “Hide away”, un classico. Il 1985 è l'anno della consacrazione con “Soul to soul”, un disco che vide Stevie Ray Vaughan e i Double Trouble ampliare lo spettro delle proprie ambizioni. Non tutto è perfetto, ma la versione 1999 contiene una monumentale medley con “Little wing” e “Third stone from the sun”. Chiude il ciclo di ristampe quello che sembrava il disco della rinascita, l'ottimo “In step”, arrivato dopo un periodo non privo di ombre. Il blues si mostra in mille forme diverse, il successo torna sonante (oltre un milione di copie vendute) e soltanto il destino poté fermare una vera forza della natura: nella ristampa di “In step” lo si sente in prima persona perché sono stati aggiunti più di trenta minuti dal vivo. Suonati come soltanto Stevie Ray Vaughan sapeva fare.
Stevie Ray Vaughan And Double Trouble
Greatest Hits
Epic
a cura di "Chitarre"
Ecco un tipico esempio di musicista che non può essere antologizzato. In soli undici brani non si può concentrare la musica di Stevie Ray Vaughan, ed il brano inedito offerto come ciliegina non basta, non basta perché nella produzione discografica di uno dei nostri eroi è sempre difficile scegliere un brano a favore di un altro.
Sicuramente pezzi come "Texas Flood", "Pride And Joy", "Cold Shot" o "Couldn't Stand The Weather" non potevano mancare, ma rimane il fatto che in poco spazio è difficile raccontare una storia di enorme intensità. La scelta in questi casi è necessariamente difficile, complessa, ma forse sarebbe stato più utile offrire una più ampia selezione giocata oltre tutto sull'intera produzione del chitarrista texano, mentre cronologicamente si è preferito puntare sulle prime cose di Vaughan.
Più che come antologia, Greatest Hits può essere considerato una sorta di introduzione al genio di uno degli ultimi grandi innovatori della chitarra blues.
Per quanto riguarda l'inedito, poi, si tratta di una versione di "Taxman" scritta da George Harrison per l'album capolavoro dei Betales: Revolver. Stevie Ray Vaughan affronta come suo solito la materia e la trasforma in qualcosa di suo - certo "Taxman" è riconoscibilissima, ma altrettanto lo è Vaughan. Un disco che ci auguriamo serva a chi ancora non ha pensato di arricchire la propria discoteca con l'integrale produzione di questo per ora ultimo grande mito del chitarrismo.
Giuseppe Barbieri